Almaviva, Roma. “Mi chiamo Marco Papa, sono uno dei 1666 licenziati” | Intervista

Marco Papa è uno dei 1666 licenziati della sede romana di Almaviva, dove ha lavorato per oltre 16 anni, prima come Operatore e poi come Team Leader. Tenace e coraggioso, scrive d’impeto ad AstrOccupati per far risuonare la sua voce e quella di chi, come lui, deve affrontare le conseguenze di uno stato di disoccupazione che, per il coinvolgimento di Governo e Sindacati, disegna una pagina nera del nostro Paese:  l’Intervista a Marco Papa, preceduta da una riflessione di AstrOccupati


Che cosa significa raccontare un fatto? Che cosa vuol dire dettare con le parole “la Realtà” – quella che pensiamo così, “una” e in maiuscolo? Che cosa significa dire un evento ad alta voce, urlarlo? E che cosa significa davvero comunicarloscriverlo?

Sono queste alcune delle domande che mi vengono in mente dopo aver letto e riletto le parole di Marco Papa, che ad AstrOccupati scrive una lunga email, un monologo-fiume denso di accadimenti, numeri, luoghi, fatti, concetti, titoli, cariche, nomi di protagonisti noti e non noti, dati che ho riconosciuto perché li avevo letti sui giornali, mi avevano richiamata con i commenti “vivi” sui social (#Almaviva) dichiarando una ferita livida e aperta sul ruolo dei Sindacati e del Governo nella gestione “liquida” del Lavoro da parte di alcune Aziende come quella di Almaviva, che, come sappiamo tutti, pochi mesi fa ha licenziato 1666 persone.

Una vicenda passata velocemente sotto il silenzio della Politica, dei telegiornali, della stampa, dei social, secondo uno schema lineare che insegue la notizia, la ingoia e poi la sputa passando subito alla successiva, ma che qui, adesso, davanti a me, viene riaccesa dalle parole e dalle emozioni di Marco, che “i fatti” li scrive e li urla: perché li ha vissuti sulla sua pelle e negli occhi dei suoi amici, ex colleghi, e perché li incarna, li rappresenta con le vicende della sua vita, dietro e al di là di ogni titolo, copertina, nome e”macroquestione” che si racconti sulla faccenda Almaviva.

Mi viene in mente, allora, che nel chiacchiericcio che spesso, oggi, diventa “Informazione”, la nostra esistenza – la microstoria personale e unica che “fa la notizia” e compone, guida quella che poi sui libri nominiamo “la Storia” – si perde, viene dimenticata, apparentemente gloriata da macrotitoli e macroquestioni del Reale, che invece finiscono solo per ingoiarla. Mi chiedo con colpevolezza: perché non conoscevo Marco, il suo nome, la sua storia? Perché della vicenda Almaviva conoscevo il numero “1666” e non “i nomi” dei licenziati a cui il numero si riferisce? Perché ricordavo perfettamente la macroquestione del vergognoso accordo proposto per la firma, ricordo la discutibile gestione della trattativa da parte dei rappresentanti sindacali romani con lavoratori e Azienda, e non conoscevo i nomi dei 1666 licenziati? Perché ricordo la macroquestione dell’intervento d’intesa del Governo, che alla fine delega sempre ad altri le sue responsabilità, ricordo la macroquestione del grave, gravissimo, fallimento di comunicazione fra tutti gli “attori” delle trattative per evitare i licenziamenti, e non conosco la storia personale dei 1666 licenziati?

La vicenda dei 1666 licenziamenti di Almaviva non vuol dire prima di tutto la Vita delle Persone che compongono quel numero, esistenze presenti e vive che precedono ogni macroquestione, ogni scarabocchio? La vicenda di Almaviva non significa prima di tutto licenziamento“, non significa “disoccupazione“, non significa conseguenze psicologiche, concrete, per 1666 Persone, comprese quelle che compongono ciascuna delle loro famiglie? Tante sono le domande, tanti i nomi e le storie di esistenze che non si vedono, frammenti invisibili di cose che, congelate dalle macroquestioni, non si comunicano e non si conoscono, e che per questo, addolorano.

Viviamo nella realtà dei Titoli giganteschi, nomi altisonanti che ci sputano addosso le parole da imparare a memoria per il “marketing” della notizia, ma che poi dimenticano colpevolmente di esaminare il disordine della vita vera, di studiare la maniera giusta per cambiare le cose, di provare a raccontare le cose della vita per quelle che sono: difficili.

La nostra è la “Realtà” di chi (alcuni giornalisti) scrive cento articoli, cento libri e non dice niente se non l’eco del suo nome, di chi, nonostante il suo ruolo, dimentica la funzione sociale, e dunque culturale, della scrittura e della comunicazione, ricalcando la cronologia veloce delle sigle dei telegiornali  – dov’è scritta, oggi, la vertigine degli eventi che ci capitano ogni giorno? Dove sono i nomi e i sentimenti che ci abitano, che dilatano la nostra esistenza facendo esplodere quell’insieme di fili imbrigliabili che siamo? Che cosa, della nostra vita vera, fa “giornale”, fa “libro”? La verità – quella fallibile, dinamica, umana, NOSTRA dove viene raccontata, urlata, analizzata, “messa in scena” per l’obiettivo urgente di risolverla? 

La nostra è la “Realtà” di chi si occupa di lavoro (alcuni HR, alcuni Orientatori, alcune Agenzie per il Lavoro) e non ha alcun interesse per i problemi concreti dei lavoratori. La maggioranza dei “soppressi” di Almaviva ha figli, mutuo e spese, e soprattutto supera i 29 anni. Sono passati alcuni mesi, e mi chiedo: come si sta procedendo? Anche per gli ex dipendenti di Almaviva, mi chiedo, ci sono già gli stessi problemi di reinserimento e ricollocazione che vivono gli altri disoccupati in Italia? Ovvero si procederà anche per loro con la solita canzone: “Non puoi candidarti per questo lavoro perché non hai l’età (= sei troppo vecchio)” oppure “Non puoi partecipare alla selezione per questo lavoro perché non hai sufficiente esperienza in questo settore”? – come si sta procedendo di fronte a un quarantenne con famiglia disposto a fare qualunque lavoro pur di mantenerla? Anche a lui state dicendo che è troppo vecchio o non è “skillato” a sufficienza per il lavoro per il quale vuole candidarsi, oppure siete più coraggiosi e vi state imponendo di più con le vostre aziende-clienti? A parte un bel corso di formazione (lo studio è davvero necessario per aggiornare le proprie competenze e per acquisirne di nuove, ma dev’essere finalizzato al lavoro), che cosa gli state proponendo di fare per ricollocarsi? 

La nostra è la Realtà di chi governa (tutti i nostri Politici) ma alla fine non può, non ci riesce bene, perché non è mai stato messo nell’angolo, non è mai stato escluso, non ha mai attraversato la stanchezza che proviene dallo stare in bilico, tra una voragine  e l’altra: non ha vissuto la precarietà, la disoccupazione e le sue conseguenze psicologiche – dov’è finito l’obbligo, OBBLIGO, di risolvere una questione che coinvolge la VITA CONCRETA di 1666 persone? Dov‘è finito l’OBBLIGO di risolvere la questione “disoccupazione” al di là delle fuffa-notizie piene di grafici, numeri e percentuali su un problema serio che coinvolge la gestione PRATICA della VITA di milioni di persone? 

Viviamo nella Realtà di chi per professione difende i lavoratori (alcuni sindacalisti) ma non sa, oppure l’ha dimenticato, che cosa vuol dire lavorare “e” sentirsi invisibili, non ha sperimentato che cosa dentro di sé crolla dopo che qualcuno ha leso la tua dignità di Persona, ha insozzato la tua fiducia, insudiciato il tuo senso di comunità e giustizia sociale, ha imbrogliato il tuo coraggio regalandoti un gigantesco sentimento di impotenza, ha spezzato il tuo senso di appartenenza ad un’azienda, ad una città, ad una certa Cultura del Lavoro, ad un Paese, lasciandoti completamente solo ve la ricordate o no quella solitudine? 

Voglio dire una cosa, e la voglio dire proprio perché, da sempre, sono una pessima lettrice – i fatti, nella loro sequenza ordinata, io li dimentico. Voglio dire che le storie dei titoli e delle copertine non esistono, che spesso (e per fortuna non sempre, grazie allo straordinario lavoro di alcuni giornali, giornalisti, riviste e programmi che in questo Paese fanno davvero notizia) la realtà che ci viene descritta è una farsa, ridicola, inutile e molto pericolosa – e forse anche “la Storia” lo è: una piacevole invenzione, utile per i pochi fissati con le regole dei “si fa così”. Voglio dire che ciò che è vero, e importante per noi, alla fine, sono le Persone, le loro Storie e le loro Vite, e che è il loro tempo che ci interessa leggere, capire, ascoltare, commentare. Per aiutare e condividere. Per imparare e  provare a cambiare le cose di questo Paese che non vanno.

Per tutte queste ragioni, NON voglio raccontare qui “i fatti” di Almaviva – le macroquestioni della faccenda sono disponibili ovunque, nella loro sequenza ordinata, online e in formato cartaceo, con tanto di supporto di immagini, approfondimenti e video. Quello che mi interessa, qui, è affidare uno spazio alla testimonianza di chi Almaviva l’ha vissuta davvero e dall’interno, Marco Papa, e permettere a lui di raccontarci “i fatti” su quell’Almaviva che per me, da oggi, significa prima di tutto il suo nome.  

Perché Almaviva, prima delle grosse questioni concettuali, è questo: significa che 1666 Persone – con le loro storie emotive, la loro esistenza pratica, i loro progetti per il futuro – sono state licenziate, e che adesso devono affrontare le conseguenze della disoccupazione, psicologiche e pratiche.


AstrOIntervista: Marco Papa

• Nome
Marco Papa.

• Ti chiamano
Peo.

• Il tratto principale del tuo carattere
Allegro.

• Il difetto che ti rimproveri
La Bontà.

• Il difetto che ti rimproverano
Essere troppo buono (alle volte il mio capo me lo diceva nei confronti dei sottoposti).

• Cosa ti appassiona davvero nella vita, cosa ti anima
Il calcio è la passione della mia vita, i miei nipotini la mia famiglia e la mia futura moglie sono la ragione della mia vita.

• La/e qualità che più ami negli altri
La disponibilità ed il rispetto.

• La persona scomparsa che richiameresti in vita
Per la sua morte così prematura, Massimo Troisi. Peppino Impastato per il suo coraggio, cosa oggi assai rara.

• Il tuo ricordo preferito
La nascita dei miei nipoti, sono due emozioni incredibili che mi porto nel cuore.

• La cosa più difficile che hai fatto nella vita
Ho seppellito 2 cani di due amici carissimi, che non ce la facevano a farlo, un’esperienza molto dura. Nella vita in genere, avere il mutuo è stato difficilissmo.

• Il mestiere che sognavi di fare da piccolo
Il calciatore.

• Il mestiere che sogni di fare da grande
Lavorare nel mondo del calcio, come osservatore o come giornalista sportivo.

• Il tuo Lavoro
Sono uno dei 1666 licenziati Almaviva, da 16 anni lavoravo per questa azienda, prima come operatore poi promosso fino a team leader, poi cassaintegrato, demansionato ed infine licenziato.

• Quel che amavi di più del tuo lavoro
Il poter assistere la clientela da operatore risolvendo problematiche di carattere quasi sempre tecnico, da Team Leader formare ed assistere in sala i  miei ragazzi nelle giornate lavorative di solito costellate da diverse chiamate in coda con disservizi abbastanza diversi tra loro.

• Quel che detestavi e/o ti affaticava e/o ti annoiava del tuo lavoro
La pressione spesso immotivata dei miei superiori che chiedevano sempre di più, in condizioni di lavoro spesso molto difficili. Uno stress incredibile, che ti faceva lavorare con ansia e paura.

• Almaviva, sede di Roma. Da quel che leggiamo sui giornali la vicenda è molto complessa sia per l’iter delle trattative sia per l’incrocio delle responsabilità – Mise, azienda, sindacati e lavoratori. Marco, tu sei uno dei 1666 licenziati. Che cosa è accaduto veramente? 
Allora, tanto per cominciare io sono uno anche dei 632 cassa integrati che dal Settembre 2012 al Settembre 2013 è stato lasciato a casa per la chiusura della sede ex Atesia di Via Lamaro, annunciando la chiusura delle attività che in realtà sono state solo spostate nelle sedi di Rende, aperte ad hoc sfruttando altri fondi dello stato (si mette in CIGS a Roma e si assume a Rende) e di Palermo. Dal momento del rientro, Settembre 2013 fino a Maggio 2016, siamo stati in regime di Contratto di solidarietà, altro ammortizzatore sociale che ha ridotto ancora i nostri salari di oltre il 30% al mese, lasciandoci a casa da un minimo di 3 ad un massimo di 9 giorni al mese.
A marzo 2016 l’azienda dichiara circa 3000 esuberi solamente su 3 sedi, Roma, Napoli e Palermo, di 6 che ci sono. Si aprono le procedure arrivando a Maggio del 2016 con l’intervento del Mise, sindacati e azienda, con l’accordo che prevedeva 6 mesi ulteriori di Solidarietà fino al 45% (9 giorni a casa) massimo e via via a scendere – nei successivi 12 mesi con CIGS a Rotazione arrivando al 20%.

Quindi 18 mesi che sarebbero serviti per cercare una soluzione alle gare al max ribasso (con le quali non si paga nemmeno il costo del lavoro), le delocalizzazioni selvagge che creano concorrenza sleale – se in Romania o in Albania un operatore guadagna 300/400 euro mese a parità di condizioni in Italia, dove un full time come me dopo 16 anni come stipendio base doveva guadagnare circa 1400 euro al mese (mai visto per via degli ammortizzatori sociali che abbassavano il salario fino a circa 1100 euro), e alla mancata applicazione di una legge, la 24-bis, mai o quasi mai applicata, che prevede che quando una società delocalizza, oltre a darne preavviso congruo alle autorità per il trattamento dei dati personali, deve avvisare gli utenti da quale paese si risponde o si chiama, e se si vuole essere gestiti da un operatore su territorio nazionale. Con questa legge, se rispettata, si sarebbe potuto riportare in Italia una buona fetta di traffico telefonico spostato nelle sedi estere, in quanto gli italiani, se informati adeguatamente dal risponditore automatico, avrebbero deciso di farsi gestire da un loro connazionale su territorio nazionale, anche per una questione legata alla legge sui dati personali, gestiti, in Italia, con la tutela della privacy, all’estero non sempre.

Fatta questa premessa, l’azienda ad Ottobre 2016 ha unilateralmente sciolto l’accordo di cui sopra, siglato il 31/05/2016 al Mise, ha dichiarato esuberi per 2511 lavoratori stavolta solo sulle sedi di Roma e Napoli – Palermo e’ uscita da questa seconda procedura (ci sarebbe da dire tanto anche qui, ma già ho sforato abbastanza) – quindi la chiusura totale dei due siti iniziando una nuova fase vertenziale che si è conclusa il 22/12/2016 come oramai tutti sanno.

Da quel momento la maggioranza dei dipendenti romani 1666 nelle varie assemblee avevamo dato mandato alle nostre Rsu di non firmare accordi che abbassassero ulteriormente il salario e di non accettare controllo a distanza sul nostro lavoro, strumento che sarebbe servito (se autorizzato) a dare l’autorizzazione all’azienda di decidere chi licenziare e chi no secondo criteri unilaterali.

Il vice ministro Bellanova che ha seguito tutta la vertenza aveva sempre detto che i salari non si sarebbero dovuti toccare ulteriormente – i part time 4 h guadagnano meno di 600 euro al mese, l’azienda proponeva di ridurre ulteriormente del 17% i salari, di congelare gli scatti di anzianità già maturati e di abbassare i livelli contributivi già acquisiti per un periodo indeterminato, fino a quando la crisi del settore non fosse passata, e soprattutto si puntava tutto sul controllo a distanza, vietato dall’attuale CCNL delle telecomunicazioni.

Il ministro Calenda, come la Bellanova e in precedenza Renzi, a parole avevano sempre detto NO ai licenziamenti e di non toccare i salari, invece l’ultima notte delle trattative si sono presentati con nessuna proposta, avallando in pieno le richieste ricattatorie ed infami dell’azienda dandoci solo 3 mesi di CIGS, sempre con l’abbassamento dei salari e del controllo a distanza e di un contestuale aumento della produttività (lavori di più per meno soldi, e devi essere performante e qualitativo altrimenti ti caccio). Tutto questo avrebbe solo spostato la decisione se chiudere o meno le sedi impattate tra tre mesi – la base delle nuove trattative da fare in 3 mesi erano le stesse (tutte cose da noi sempre rifiutate nelle varie assemblee post 22 dicembre). Speravamo nell’intervento ultratardivo della Camusso, Furlan e Barbagallo, che potessero essere i nostri “eroi”, non potevamo pensare che i 3 segretari nazionali dei sindacati Italiani avallassero la proposta d’accordo fondata sul ricatto e sulla schiavitù che ci volevano propinare.

Purtroppo non hanno fatto nulla nemmeno loro, e alla richiesta delle Rsu di poter fare un referendum in 12 /24 h per poter chiedere ai dipendenti se accettare la porcata oppure no, la cosa è stata negata dall’azienda e pare anche dal governo, i segretari non hanno fatto pressione perché ciò avvenisse. Da lì la brillante idea di dividere le due vertenze, con la conseguenza fatale per Roma, che viene chiusa, e Napoli, che verrà salvata proprio a fronte del nostro sacrificio. Una commessa importante che doveva essere data a Roma e sulla quale sarei stato impiegato anche io, come ci disse l’ad Antonelli a Luglio 2016,ad un gruppo di oltre 100 colleghi senza commesse o quasi, Enasarco è stata data a Napoli, in questi giorni l’azienda sta cercando personale su Roma mentre a noi ci licenzia.

Sono schifato, incazzato soprattutto perché questa mattanza di cittadini italiani, 1666, è stata fatta di concerto tra governo, azienda e segretari nazionali dei sindacati che non hanno mai per un minuto pensato che la gente a Roma non campa con 400 euro, nel mio caso nemmeno con circa 1000 – ho un mutuo, a Settembre 2017 mi devo sposare e ora sono molto preoccupato perché non so come farò.

Nonostante un tentativo di fare un referendum per la disperazione delle persone che ha dato 56% di sì a questo accordo infame, l’azienda non ha voluto riaprire le trattative.

• Marco, quel che condanni e cambieresti subito del tuo contesto lavorativo
Il mio contesto lavorativo è diventato nel tempo solamente una caccia spasmodica al guadagno, non guardando più alla qualità del servizio offerto, ma solo ai numeri, soldi. La mia azienda ha lavorato sfruttando incentivi pubblici per anni, ammortizzatori sociali, e appena non gli è convenuto più, ha delocalizzato creando disoccupazione in Italia o in regioni di Italia. Lo Stato non interviene per salvaguardare il lavoro e i soldi dati a queste aziende, bisognerebbe chiedere indietro gli incentivi dati a chi delocalizza e licenzia.

• Il sogno che proprio non ti lascia in pace
Trovare un lavoro, un lavoro che mi permetta di vivere sereno e poter regalare alla mia futura moglie una casa più grande, magari vicino ai genitori.

• I tuoi eroi. Chi ti ispira profondamente?
I miei eroi sono il giudice Falcone e il giudice Borsellino. Avevo 18 anni quell’anno, e se devo dare un nome a degli eroi sono Giovanni e Paolo. Oggi, i soccorritori dell’hotel Rigopiano che con gli sci nella Tormenta raggiungono alle 4 di notte l’albergo mettendo a rischio la loro vita. Sono gli eroi ai quali dico grazie.

• L’Italia che vorresti
Un paese giusto nei confronti dei suoi cittadini, che non sono sudditi. Lavoro degno, servizi che funzionano, che ci sia maggiore senso civico, che non ci sia questa divisione in caste, in lobby, dove un politico dopo circa 3 anni di legislatura percepisce una pensione e un cristiano deve lavorare 40 anni oramai.

• L’ultima cosa che fai prima di addormentarti
Mi ripasso la formazione della Juve.

• L’ultima volta che ti sei emozionato davvero
Quando ho chiesto alla mia ragazza di sposarmi.

• Stato d’animo attuale
Variabile. Certi giorni ho paura per il futuro, altri voglio spaccare tutto, cercando lavoro, non mollando.

Le Parole che non ti ho detto: il canto libero di Marco

Sono davvero molto molto incazzato che lo stato Italiano permetta uno scempio del genere a discapito di 1666 famiglie Italiane che pagano sempre le tasse e che campano tra mille difficoltà con uno stipendio misero, ma che, almeno, dà dignità. Dopo oltre 16 anni, e a 42 anni, uno stato con la S maiuscola dovrebbe fare di tutto per ricollocare i suoi cittadini, riqualificandoli e trovando una soluzione per tutti. Non voglio elemosina, voglio lavorare, cosa che ho sempre fatto dall’età di 17 anni (in estate) e dai 19/20 sempre, adeguandomi a tutto ciò che mi veniva offerto. Ho un mutuo e un matrimonio da affrontare, spero di non essere lasciato solo.
Si sono trovati 20 mld di euro per salvare le banche e soprattutto mps, e non si riescono a salvare 1666 persone dalla povertà?.

Come contattare Marco Papa

Perché contattare Marco Papa. Il suo Curriculum vitae cantato in versi: i suoi

Negli ultimi 16 anni ho lavorato in Almaviva Call Center sia come operatore che come Team Leader, ho gestito, e lavorato per la maggior parte del mio tempo, servizi inbound gestione clienti dei maggiori gruppi di telefonia italiana, Tim/Wind/Vodafone, Eni 1288, Leasys, Abbott mylan, Fiat autovar. Per questi servizi ho formato centinaia di operatori con passione e professionalità.

Ho lavorato come addetto sviluppo clientela per BNL, fatto il cassiere in un supermercato della CRAI, il bagnino ed il cameriere. Sono disponibile a rimettermi in gioco anche in ambiti diversi.


Che cosa ci ha insegnato Marco: #Consigli per il Lavoro

Caro Marco, il Carillon del Salotto di AstrOccupati si è messo a suonare per te certe parole. Confessa, che ci hai insegnato delle cose fondamentali, importantissime.

LA TUA STORIA HA RICORDATO a noi lavoratori AstrOccupati e AstrODisoccupati che è necessario essere tenaci e lottare per i propri diritti, costruire una propria idea del vivere civile e renderla viva, anche quando la nostra visione si allontana dal panorama che ci avvolge, anche quando ci pone delle domande diverse e ci schiaccia. La tua storia e il modo in cui stai gestendo la situazione ci ricorda che dobbiamo sforzarci di essere coraggiosi, ad ogni costo, che non dobbiamo mai smettere di raccontare la nostra Storia, lottare contro l’invisibilità, comunicare i nostri diritti dappertutto. 

LA TUA ESPERIENZA CI HA CONSIGLIATO anche che, probabilmente, è necessario giocare d’anticipo ed essere pronti. Che il mondo del Lavoro è diventato “liquido” e flessibile, perciò appare urgente e utile coltivare altre opportunità e progetti già mentre stiamo lavorando perché non esiste un lavoro a tempo indeterminato, ma solo una storia indeterminata: la nostra. Dobbiamo cercare di essere pronti, tirare fuori, di noi, la nostra lungimiranza e la nostra resilienza.  

LA TUA INTERVISTA CI PERMETTE DI RICORDARE ALLA POLITICA, in particolare a chi opera sulla legislazione in materia di lavoro, che oggi più che mai è necessario aiutare le aziende ad intraprendere una visione e un comportamento del lavoro “etico”, dove per etica” intendiamo un sistema di regole che si prende cura dei diritti e delle esigenze dei lavoratori, non della loro svendita. Siamo stanchi dei guai che ci procurate. Siamo stanchi degli imbuti in cui ci infilate.

LA TUA INTERVISTA CI PERMETTE, INOLTRE, DI RIPETERE AL MONDO DELL’INFORMAZIONE (solo ad una parte, lo ripetiamo ancora, perché poi conosciamo bene e seguiamo con interesse e partecipazione chi, nella realtà del giornalismo e fuori, crea vera ed utile Informazione nel nostro Paese), che i titoli e le parole generaliste, rispetto alle storie delle Persone, stanno a zero. Prendiamo il termine “Disoccupazione”. Inflazionato com’è da articoli pieni di statistiche, grafici, numeri, oggi non significa più niente, non provoca riflessioni né cambiamenti, a meno che non incontriamo un disoccupato, ne scopriamo i lineamenti, la voce, i passi, le speranze, la tenacia. O la cupa disperazione e l’invisibilità, come quella complessa di Michele, la cui lettera ci tiene ancora sul filo del tormento perché ci spinge a chiederci: ma quali sono davvero le conseguenze della disoccupazione? Che legame c’è tra Identità e Lavoro? Come si mescolano le illusioni che ci governano e le disillusioni che ci fanno a pezzi? Come, il Lavoro, intersecato con le nostre vicende private, ci tiene sul filo sottile dell’esistenza? Forse è solo così, di fronte ad una faccia, al suo vuoto, alle sue difficoltà concrete, che sarà possibile comprendere, al di là di ogni possibile chiacchiericcio contemporaneo, che cosa significa davvero “essere disoccupati“. Senza le Persone, le notizie sono vuote, inutili e molto pericolose. 

MARCO, PER TE. Caro Marco, dopo la tua preziosa Intervista, il Carillon del Salotto si è messo a suonare per te questa canzone. Ci auguriamo che tu non perda mai la tua tenacia, la tua sete di marinaio che agita i venti di questo Paese. In bocca al lupo, Marco. Buon vento dal Pianeta di AstrOccupati. #SiamoTuttiAlmaviva

AstrOReporter: Valentina Chiefa


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§§§ E a te, AstrOccupato, AstrODisoccupato, quali stimoli e consigli ha lanciato questa Intervista? Siamo AstrONavigatori io e te, responsabili, accesi e liberi. So, perché lo so, che i tuoi commenti su questo blog saranno commisurati alle regole del garbo, al fruscio del dialogo, e non alle strade dell’insulto. L’insulto mai, l’insulto no: quello, non ci somiglia per niente.

 

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