HR Specialist, Sara Bombardini: il fervore | Intervista

Sara, HR Specialist, area tecnica Sviluppo, Progettazione e Formazione. Basta un sogno? Non basta. Mentre lavora con passione, Sara fa anche la Blogger e, come se non bastasse, coltiva un altro grande progetto per il futuro. L’Intervista di AstrOccupati a Sara Bombardini


Il lavoro non ti chiama per nome. No, non sempre.
La maggior parte delle volte restiamo in silenzio come un mobile lucidato, ma solo nelle parti che qualcuno, forse anche un po’ svogliatamente, è riuscito a vedere. Il resto dipende da noi, dipende da te. Per il resto sei tu che decidi se quel qualcosa che è tuo in modo incontenibile e che nessuno riesce a vedere, va lucidato, curato come un giardino di tulipani oppure dimenticato – un ripiano per le coperte di lana. Dipende, forse, da quanto è scatenato il nostro ardore, da quanto siamo capaci, in noi, di fare silenzio. Stare soli con le nostre scarpe imparate a memoria, i nostri ricordi, le nostre braccia puntate in avanti.

Nella voce di Sara, qui nel Salotto di AstrOccupati, abbiamo riconosciuto questa grazia. La grazia di ha fame, ardore di passi e ricordi. Sara sceglie e si slancia in avanti.
Sara corre, si ferma, accetta il rischio di chi ha deciso, e mentre percorre una strada, ha curiosità di approfondirla e, contemporaneamente, di percorrere altre strade, con impulso vivo e responsabilità, pancia e occhi spalancati. Sara Bombardini fa l’HR Specialist, ma è anche una Blogger, e ha un sogno, che come leggerete, è legato a qualcuno di molto speciale nella sua vita. A noi di AstrOccupati, che la guardiamo da lontano mentre fa squadra e tenta, tenta e ascolta il canto delle piccole cose, ci ricorda Alice che, giunta in una stanca oscura, apre una scatola di vetro, trova un pasticcino con su scritto “Mangiami” e decide: «Va bene. Lo mangerò e, se mi farà crescere, vuol dire che riuscirò a prendere la chiave; se invece mi renderà ancora più piccola, passerò sotto la porta. In qualunque modo entrerò nel giardino e non m’importa di quello che succederà dopo». E Alice si allunga, si fa gigantesca, e mentre addenta un boccone si chiede: «Come divento, come divento?».
Sara, il coraggio di sperimentare, diventarecome diventi, Sara?

AstrOIntervista: Sara Bombardini 

Nome
Sara.

Ti chiamano
Le amiche Bombardella, al lavoro Sbomby o Enzo (piccola presa in giro in relazione a Enzo Spaltro).

Il tratto principale del tuo carattere
Le scelte fatte di pancia, con il cuore, senza mai un ripensamento, ma sempre pienamente responsabili. Non ho rimpianti e non ho rimorsi, anche quando “sul campo” lascio qualcosa di me che poi non ritorna più.

Il difetto che ti rimproveri
Il non riuscire a “tenere a freno la lingua”, quando sono nervosa uso le parole come forma di attacco e  potere, e poi me ne pento subito appena guardo gli occhi feriti del mio interlocutore.

Il difetto che ti rimproverano
Il cervello che ogni tanto “scricchiola”, io e il mio compagno ci immaginiamo qualche ingranaggio ottimamente oliato  che poi improvvisamente si ingrippa e si sconnette qualcosa. Sempre per banalità, il più delle volte per programmi condivisi che poi saltano: se alla mattina uscendo di casa mi dici che questa sera facciamo questa cosa, io per  tutto il giorno penso che quella sera avverrà quella determinata cosa (che so, mangiare la pizza, ad esempio) e se poi qualcuno cambia le carte in tavola prima che passi il malumore…

Cosa ti appassiona davvero nella vita, cosa ti anima
Mi animano le piccole cose, i momenti che ti ritagli per stare con le persone a cui vuoi bene, le piccole confidenze, le bottiglie di vino aperte con le amiche e le sigarette una dietro l’altra. Mi anima essere in un punto che mi dia la possibilità di vedere l’orizzonte, mi anima la spesa con la mamma il sabato pomeriggio, la risata per la sciocchezza, i giochi di parole, le prese in giro, l’umorismo, sempre, in tutto e comunque vada.

Il tuo Lavoro
HR Development, Training & Recruiting Specialist.

Il mestiere che sognavi di fare da piccola
Il medico legale. Ricordo un volume universitario di anatomo-patologia lasciatomi da mia cugina quando ero bimba dalla copertina blu e la scritta arancione. Ricco di foto che volevo guardare ma che poi mi ritrovavo a coprire con la manina e spostare piano piano le ditina. Chissà dove l’ho messo.

Il mestiere che sogni di fare da grande
Vorrei fare un corso di formazione per operatrice pet therapy e percorsi di assistenza e riabilitazione, acquistare un pezzettino di terra in campagna nel quale realizzare un canile privato, aperto a tutti, nei quali far star bene gli animali e realizzare questi progetti relazionali integrati con chi ne ha bisogno.

Quel che ami di più del tuo lavoro
Sul fronte del clima il non risparmiarsi per gli altri, il sentirci una squadra, sempre e comunque. E’ un sodalizio, una sorta di matrimonio, “nella buona e nella cattiva sorte”: siamo un gruppo di persone che è capace di sostenersi a vicenda, capace di mettere da parte il suo per dare un mano all’altro, non esiste andare a casa la sera e lasciare qualcuno alla scrivania con montagne di lavoro senza dire “come posso darti una mano?”. Sul fronte dei contenuti l’azione costante di ricerca e innovazione continua volta all’eccellenza che è necessaria se lavori con l’intangibilità, per renderla sempre più concreta e tangibile.

Quel che detesti e/o ti affatica e/o ti annoia del tuo lavoro
Il faticare a regalarci sistematicamente l’opportunità di lavorare in benessere. Tendiamo a farci trascinare dall’operatività, dal compito, fatichiamo a volare alto, a mantenere l’asse sulle mete, a ridarci e ridirci valore. Finiamo per correre sempre, essere sempre in affanno.

Quel che condanni e cambieresti subito del tuo contesto lavorativo
Una modalità di comunicazione manipolatoria finalizzata a “salvarsi la pelle”, a mettersi in luce, a screditare l’altro per emergere. La mancanza di obiettività nel gestire alcune situazioni, alcune figure, due pesi e due misure.

La cosa più difficile che hai fatto nella vita
Scelte. Ho scelto di seguire strade che hanno portato, di conseguenza, a perdere amicizie, a subire occhi carichi di odio di chi invece prima mi portava a un palmo da terra. Ho suonato campanelli per chiarire, li ho risuonati per chiarire ancora, ho saputo mettere da parte l’irruenza e la presunzione di chi si arroga il diritto di poter fare sempre e comunque quello che le pare, che la vita è la mia e chicazzosietevoi. Ho chiesto scusa dove ho mancato, dove non sono stata abbastanza onesta e trasparente.

Il tuo ricordo preferito
Un ricordo infantile, al mare da piccola a Senigallia, durante la settimana eravamo solo io e la mamma e aspettavo con ansia il sabato per veder arrivare papà, che significava ore e ore di giochi e di interminabili beach tennis (il cornetto Algida si mangiava solo se riuscivamo a fare almeno 100 tocchi senza far cadere la pallina, altrimenti niente). È un pomeriggio e sono lungo la strada a giocare con gli amici, butto un occhio e vedo una persona con cargo blu e polo rossa che sta risalendo la strada: era il babbo che era arrivato prima e mi aveva fatto una sorpresa. Scegliere un ricordo comunque è faticoso, mi sembra di fare un torto a tutti gli altri ricordi che non ho scelto.

I tuoi eroi. Chi ti ispira profondamente?
La mia mamma. A prescindere che sono una mammona, è la sola persona a cui veramente vorrei assomigliare nella vita. Infaticabile, coriacea, un leone, la stimo con tutta me stessa.  Per il resto, mi ispiro da sola,  non mi piace appoggiarmi alle idee o alle scelte di qualcun altro.

La/e qualità che più ami negli altri
Chi sa non farmi pesare il silenzio, che solitamente tende a sopraffarmi.

La persona scomparsa che richiameresti in vita
Mi piacerebbe conoscere la mamma di mio papà. Sono nata nello stesso giorno in cui sette anni prima è morta (è morta giovane) e questa cosa mi ha sempre fatto pensare a un legame speciale tra di noi, che andasse oltre al fatto che non ci fossimo mai viste. Non credo in Dio e non lo prego, quando però ho pensieri, richieste e desideri scambio due parole con lei. Non è mai successo che mi abbia deluso una volta, ogni volta c’è quando ci deve essere.

Il sogno che proprio non ti lascia in pace
Sto lavorando a un piccolo Blog che ha l’ambizione di volere essere una mini guida pet-friendly nel quale raccontare i posti e i luoghi in cui sono stata con la Ginevra, il cane. Vuole essere un piccolo angolo nel quale rintracciare spunti, suggerimenti, pillole di viaggio. E’ strutturato per Eventi e Viaggi, tutti a “misura di cane”, nei quali si riporta non solo dove il cane può andare o non andare, ma vi sono nomi e recensioni di alberghi e ristoranti che si suggerisce.

L’Italia che vorresti
Temo l’ignoranza dell’italiano medio che si trasforma in sospetto, diffidenza, astio, rifiuto verso l’altro. Vorrei un popolo consapevole, fiero, informato, che ha memoria di quella che è stata la nostra storia, che sappia che cosa ci ha arricchito e che cosa impoverito, che si ricordi quando, a partire con la valigia di cartone, a farci sputare in faccia negli altri paesi, eravamo noi. Gli italiani hanno la memoria corta. E quando vedo in internet post con foto di immigrati alla frontiera, estrapolata totalmente dal contesto, con su scritto “bloccano la strada perché le sigarette arrivano in ritardo”, mi viene un nervoso dentro che tirerei un pugno a qualcuno.

L’ultima cosa che fai prima di addormentarti
Bacio “la mia cagnaccia” Ginevra e le chiedo se è felice di essere in casina con noi. Bacio il mio compagno e gli chiedo se è felice. Poi controllo sei volte di avere i toni alti nel cellulare al fine di sentire la sveglia la mattina successiva.

L’ultima volta che ti sei emozionata davvero
Ascoltando l’ultimo disco di Nicolò Fabi. Alcuni testi hanno delle parole bellissime, alcuni passaggi sono toccanti e molto riflessivi.

Stato d’animo attuale
Una tendenziale deriva all’apatia, o comunque una generale sensazione di appiattimento verso il basso. Mi sembra di non informarmi abbastanza, di non sapere abbastanza. Una volta divoravo settimanalmente l’Internazionale, ora se ne finisco uno in un mese è un successo. La cosa mi affligge. Esasperandola, temo l’atrofia cerebrale.

Le Parole che non ti ho detto: il canto libero di Sara

Ho fame di fare le cose, fame di riempire le giornate, fame di non rimanere ferma un secondo, chi si ferma è perduto, fame di cercare posti dove andare a fare passeggiate, fame di informarmi su quello che davvero succede nel mondo, che alle stronzate dei tg ci darete poi retta voi. Nelle vene mi scorrono i vorrei sul futuro, vorrei fare di  più, vorrei pulire di più, vorrei mangiare meno, vorrei comprare più libri come facevo una volta, vorrei meno mal di pancia da portarmi a casa sul lavoro, vorrei ragionare meno che poi partono le paranoie, vorrei avere più tempo per leggere, vorrei imparare a suonare uno strumento, vorrei andare ogni domenica pomeriggio a piedi a San Luca e poi non lo faccio mai, vorrei passare serate al tramonto con le amiche a bere Traminer e raccontare scemenze e cose serie, vorrei prenotare tutti i sabati sera al ristorante giapponese, vorrei programmare via almeno due week end al mese destinazione montagna, vorrei non conoscere più metà della gente che conosco su Facebook, che quando leggo le cazzate che scrivono mi viene la voglia di lanciare il cellulare e chiedergli ma come cazzo ragioni, vorrei scendere in piazza a manifestare.
Ho solo un vorrei sul passato: vorrei aver scritto Across The Universe dei Beatles.

Che cosa ci ha insegnato Sara: #Consigli per il Lavoro

Cara Sara, il Carillon del Salotto di AstrOccupati si è messo a suonare per te certe parole. Confessa, che il tuo racconto interiore di Lavoratore ci ha insegnato che è necessario avere fame.

LA TUA STORIA CI HA RICORDATO che abbastanza non è mai abbastanza, che volere è proprio giusto, che tenere il passo ai vogliovogliohofame è proprio necessario. Perché siamo vivi. Che sprofondare in se stessi è fondamentale, com’è fondamentale chiedere scusa, ingoiare un rospo enorme, inseguire porte, convincere qualcuno ad aprirle per ascoltarci, per parlare con verità. Per provare a dirla quella verità, anche se ha tanti nomi, è ingiusta o non la capiamo. Anche se ci fa tanto male.

LA TUA ESPERIENZA HA CONSIGLIATO a noi lavoratori AstrOccupati e AstrODisoccupati, che guardarsi e avere dubbi è fondamentale, ma solo se nel mentre si continua a studiare, a progettare e a reinventarsi professionalmente, vivendo più mondi contemporaneamente. Proprio come stai facendo tu, che ti slarghi e diventi gigantesca come Alice.

LA TUA INTERVISTA CI PERMETTE DI RICORDARE AL MONDO DEGLI HR che avere fame, è tutto. Che guardare negli occhi la speranza di qualcuno a caccia della sua verità, avere fame di comprendere davvero chi è “la Persona” nascosta dietro il “Candidato” da interrogareè molto più importante che fingere di ascoltarlo mentre sta improvvisando delle strategie studiate per piacere. Perché “deve” piacervi. Perché, cari HR, non smettete di ricordare che chi non ha un lavoro e lo sta cercando, è un eremita e un barbone (vive alla giornata, e spesso è proprio una giornata di merda), è un fedele (prega, dalla mattina alla sera, instancabilmente, inviando almeno 50 curricula al giorno. Valgono come preghiere), è un artista e un cercatore d’oro (crea contaminazioni dappertutto, lega l’impossibile all’impossibile pur di inventarsi una strada che diventi un lavoro. Cerca, crea, dappertutto, continuamente), è uno studente (studia più di quanto abbia mai fatto a scuola o all’università), è un indovino e un mago (cosa posso fare? Dove posso andare? – si chiede davanti ai vostri occhi), è un bambino (non può cucire desideri da adulto perché non ha soldi da investire), è una Persona. Che sogna, corre, ama. Vive.

LA TUA INTERVISTA CI PERMETTE DI RICORDARE AL MONDO DEL LAVORO che il rapporto “con l’Altro” è fondamentale, che la collaborazione onesta funziona, funziona la squadra. Che ne abbiamo abbastanza dell’insicurezza personale mutata in astio e diffidenza, che crediamo in chi persegue il suo obiettivo con lucidità e quiete, presenza e spirito, verità e sensibilità aperta all’Altro, anche quando il suo spirito viene offeso, la sua quiete rotta dall’incomprensibilità e dagli ostacoli, la sua presenza intaccata dalle mode del momento, la sua sensibilità offesa da chi ha troppa paura e la piega con un insulto.

SARA, PER TE. Cara Sara,  dopo la tua preziosa Intervista il Carillon del Salotto si è messo a suonare queste note, che sono il nostro augurio per te, perché tu non perda la fame, la tua voce, il tuo cuore di Alice, infilato in un mondo che, troppo spesso, suona di latta. Buon vento Sara. 

AstrOReporter dell’Intervista: Valentina Chiefa


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