Insegnare italiano al’estero: Adele Sanna, tenacia e tenerezza | Intervista

Tenace, coraggiosa, sensibile, Adele. Fuori dai confini del “bel Paese”, fa il mestiere più difficile del mondo, anzi due, e ha idee molto chiare su come dovrebbe essere la scuola e su come andrebbero coltivati i “talenti”. Oggi, AstrOccupati è su di giri: intervista ad Adele Sanna


La mia storia vera inizia con una valigia enorme, io che avevo diciotto anni, e il chiaro segnale che, di quello che stavo facendo, non avevo capito niente. Dentro di me, lei, dormiva.
Protetta dai capelli rasati a zero, un rossetto marrone scuro, vestiti neri e un senso di abissale inadeguatezza, la piccola incasinata ragazza che sarei diventata un paio di anni più in là, aveva le ginocchia piegate, riposava.
Mi attendevano i libri e le domande enormi, i corridoi fumosi della Facoltà di Filosofia, i pantaloni larghi e gli occhi spalancati, le feste con gli amici, il teatro, centomila caffè dopo pastaconlamaioneseewhiskeyallequattrodinotte. Poi le passeggiate solitarie in compagnia di certi pensieri lunghi, certe annodate sigarette. Mi attendevano nottate in bianco a parlare della vita, di progetti, storie, letteratura, mi attendeva la nuova casa, le nuove amiche, quelle che non si dimenticano, il mio “per sempre” assoluto. Tra loro, Adele.

Adele, in me, è la nostra storia. La storia delle nostre risate spalancate, di Nanni Moretti amato e imitato, dell’oroscopo del Venerdì a prima mattina, delle grigliate e digiuni domenicali coi denti neri, dei pomeriggi sui libri, gambe e panini sparsi sul divano, ansie funamboliche, la storia di un parlare, parlare fitto, ridere e sempre parlare. Adele è la nostra amicizia fatta di partenze e arrivederci, certe che sì, ci rivediamo presto, certe che niente sarà più come prima, e che così, è proprio bellissimo. Perché tra chi si ama, vedersi crescere, è la sfida più grande, la grande ricompensa per i torti che il tempo, a torto, ci regala.

Ma Adele, è una storia speciale, solo sua. Perché ha il viso bianco e un sorriso che si fa largo tra i rami, tra le caviglie storte delle cose che zoppicano e vogliono inseguirla, si fa spazio tra i concetti troppo oscuri, le svendite troppo chiare, un sorriso che toglie il broncio e apre una visione nuova, fatta di tenerezza e coraggio, anche di fronte a mille partenze, mille aerei, mille “sono-a-casa”, mille opposizioni.

Adele ha il talento dell’accogliere e del coltivare, del tentativo estremo e dell’estremo rialzarsi, dell’immergersi e dello stare a contemplare, della valigia più grande e della strada più lunga –  la vita è un’avventura davvero stupefacente. Adele ha il talento della carezza, dell’attesa e dell’amore più generoso, per tutto, per tutti.

Adele corre, Adele ama, e sorride come nessuno. Come nessuno, vive – quanti vivi siamo, tra i vivi?

AstrOIntervista: Adele Sanna

Nome
Adele.

Ti chiamano
In famiglia e alcuni amici “Ady” o “Adelina”. Verso i diciott’anni “Aidi” (era il periodo di Jack Frusciante è uscito dal gruppo); all’università le mie amiche-sorelle-coinquiline scherzavano chiamandomi “Babele Sandra” (di cui non si capisce qual è il nome e qual è il cognome); negli Stati Uniti, dopo l’esplosione della cantante mia omonima, è molto più facile far capire il mio nome pronunciandolo alla francese; con la mia amica Viola, compagna di molte conferenze, scherziamo dicendo di essere le nuove “Sandra Gilbert” e “Susan Gubar” e naturalmente io, essendo più vecchia di lei, sono “Sandra”! I nomi più creativi sono quelli con cui mi chiama mio marito Rosario: ruba suoni da ogni lingua e ogni volta ho un epiteto diverso…peccato non averli scritti perché adesso non me li ricordo più!

Il tratto principale del tuo carattere
Pazienza, autoironia, capacità di ascolto.

Il difetto che ti rimproveri
Scarsa autostima e insicurezza che conducono a eccessivo perfezionismo e ansia (sto migliorando, però!).

Il difetto che ti rimproverano
Alcuni testardaggine, altri troppa bonarietà, altri ancora  la scarsa propensione per lo sport…sono d’accordo con tutti.

Cosa ti appassiona davvero nella vita, cosa ti anima
Ascoltare le storie di chi mi circonda, creare legami forti in cui si costruisce e si impara insieme.

Il tuo lavoro
Attualmente insegno italiano alla University of California, Los Angeles (UCLA) dove sto portando avanti anche un progetto di ricerca.

Il mestiere che sognavi di fare da piccola
La maestra, la scrittrice, la giornalista, il medico.

Il mestiere che sogni di fare da grande
L’insegnante in una città non molto grande possibilmente vicino al mare e alla mia famiglia.

Quel che ami di più del tuo lavoro
Come insegnante amo il contatto con gli studenti, la loro voglia d’imparare, di mettersi in gioco, di costruirsi un futuro di felicità; come dottoranda la possibilità di studiare e continuare a imparare.

Quel che detesti e/o ti affatica e/o ti annoia del tuo lavoro
Insegnare e portare avanti il progetto di ricerca è molto difficile. I ritmi dell’Università americana sono spesso eccessivi e lasciano poco spazio a quel sano ozio che potrebbe permettere di riflettere su quello che si sta facendo e migliorarlo.

Quel che condanni e cambieresti subito del tuo contesto lavorativo
Il narcisismo del mondo accademico, il parlare a se stessi, l’Università come azienda in cui per trovare lavoro bisogna “sapersi vendere” (espressione terrificante che, purtroppo, sento sempre più spesso) e, di conseguenza, la competitività esasperata che rende gli esseri umani dei robot di efficienza e ipocrisia.

La cosa più difficile che hai fatto nella vita
Accettare e cercare di superare i problemi di salute sia fisica che psicologica.

Il tuo ricordo preferito
Rosario ed io in bicicletta nel bellissimo paesaggio di Ocracoke Island.

I tuoi eroi. Chi ti ispira profondamente?
I miei genitori, per aver saputo costruire insieme nonostante gli ostacoli.

La/e qualità che più ami negli altri
La capacità di ascoltare, la capacità di entusiasmarsi per le piccole cose, la leggerezza, l’autoironia.

La persona scomparsa che richiameresti in vita
Mia nonna Adele, che non ho mai conosciuto, per ascoltare la sua versione della storia.

Il sogno che proprio non ti lascia in pace
In questo momento il sogno è di riuscire a terminare il mio progetto di ricerca; un altro sogno è riuscire prima o poi a ricostruire la storia delle mie nonne.

L’Italia che vorresti
Un’Italia che torni alla sua sana mediterraneità, alla condivisione, al dare importanza alla natura e all’ambiente. Un’Italia in cui nelle scuole si dia la possibilità a tutti i bambini di trovare e coltivare il proprio talento, di qualunque tipo esso sia. Un’Italia che permetta di viaggiare e tornare, in cui parte della formazione di chiunque sia trascorrere un periodo all’estero senza che questo divenga paradossalmente di ostacolo quando si torna. Un’Italia in cui chi arriva, soprattutto se da zone di guerra e povertà, venga accolto dignitosamente e non cacciato via.

L’ultima cosa che fai prima di addormentarti
Abbracciare e dare un bacio a Rosario.

L’ultima volta che ti sei emozionata davvero
Ad aprile, per una scoperta inaspettata.

Stato d’animo attuale
Euforico e ansioso (sempre per la scoperta fatta ad aprile).

Le Parole che non ti ho detto: il canto libero di Adele

Mi fa male vedere la scuola abbandonata a se stessa, credo fortemente che le cose andrebbero meglio se si iniziasse a valorizzare l’insegnamento, dall’asilo fino all’Università, scegliendo persone competenti che amano il proprio lavoro e riescono a trasmettere la gioia di imparare agli studenti. Imparare qualsiasi cosa, dal lavoro agricolo a quello intellettuale, perché la smania di declassare lavori manuali considerandoli erroneamente “umili” non ha fatto altro che creare un dislivello classista in cui sono solo i lavori “intellettuali” ad ottenere prestigio sociale ed economico.

Introduciamo fin dall’asilo l’idea che la manualità sia importante quanto la teoria, diamo ai bambini e ai ragazzi, dalle scuole elementari fino a quelle superiori, la possibilità di sperimentare entrambi, in modo che ognuno scopra ciò per cui è portato, possibilmente senza che sia etichettato con giudizi o voti. Non teniamo i ragazzi sempre rinchiusi e seduti su una sedia, portiamoli fuori, nella natura, insegnamogli a rispettarla e a pensare a soluzioni per la sua salvaguardia.

Svecchiamo programmi triti e ritriti e facciamogli ammirare un quadro, portiamoli a teatro, al cinema, facciamogli creare progetti. Fa male sentire adolescenti dire che a scuola non si impara niente, proviamo ad ascoltarli, a capire cosa vogliono davvero imparare. Valorizziamo la collaborazione e non la competitività, la multiculturalità e non il pensiero unico occidentale, e, soprattutto, sviluppiamo la loro intelligenza emotiva perché sarà quella che gli farà superare gli ostacoli ed essere pronti a qualsiasi ambiente di lavoro.

Perché contattare Adele Sanna. Il suo Curriculum vitae cantato in versi: i suoi

Insegno la lingua italiana da 10 anni. Ho insegnato come volontaria alla Corte dei Miracoli a Siena, alla Asociación Dante Alighieri di Buenos Aires e in molte istituzioni degli Stati Uniti (tra cui UCLA, dove sono adesso). In uno degli anni trascorsi negli Stati Uniti ho anche insegnato spagnolo sia in un asilo che all’Università (entrambi a Charlottesville, in Virginia). In questo momento, oltre ad insegnare, sto portando avanti un progetto di ricerca per completare il dottorato iniziato a UCLA nel settembre 2013.

Che cosa ci ha insegnato Adele: #Consigli per il Lavoro

Cara Adele, il Carillon del Salotto di AstrOccupati si è messo a suonare per te certe parole. Confessa, che il tuo racconto interiore di Lavoratore ci ha insegnato davvero moltissime cose. 

LA TUA STORIA CI HA RICORDATO il coraggio dell’andare, la tenacia di certe stazioni, ferrovie, treni che è proprio necessario prendere per compiere il tentativo onesto di viverla, questa vita che è una, con i propri desideri autentici. La tua storia ci ha ricordato anche, inevitabilmente, la rabbia di chi non voleva andar via dall’Italia e se n’è andato, perché molto spesso, in questo paese , i diritti dei Lavoratori e soprattutto delle Lavoratrici, sono solo biglie e numeri, giocattoli parlamentari, blabblate insignificanti da riciclare su carta, scarabocchi senza nomi, senza facce, quando invece i nomi e le facce esistono eccome. E vivono eccome, di qua e di là, invisibili. La tua storia ci ha ricordato anche, e inevitabilmente, la gioia folle di chi voleva andar via ed è andato, perché al di là di tutte le grane burocratiche, oggi, rispetto a quel tempo che mai possiamo dimenticare, siamo liberi.

LA TUA ESPERIENZA CI HA CONSIGLIATO di allentare i bulloni delle pareti in cui sopravviviamo per andarcelo a cercare il nostro futuro. Con sacrificio, studiando duramente, dormendo quattro ore a notte, perché nessuno busserà alla nostra porta dandoci un lavoro solo perché è un nostro diritto.Che la polemica sostenuta da un progetto è positiva, che la polemica ad un sistema e l’inno a certi valori hanno senso solo se, nel mentre, ci impegniamo duramente a crearlo quel sistema che urliamo, a crearli quei valori che abbiamo in mente, altrimenti è solo una polemica sterile, tipicamente “italiana”. E che di italiano noi non vogliamo avere niente, se non il piglio creativo che ci attribuiscono. Il resto no, niente da fare, non lo vogliamo.

LA TUA INTERVISTA CI PERMETTE DI RICORDARE AL MONDO DEL LAVORO che noi Lavoratori, a dispetto di quello che lasciamo trasparire, abbiamo le idee molto chiare. Che sappiamo costruire progetti. Che invece di attendere il lavoro, facciamo la valigia e trotterelliamo qua e là per acquisire nuove competenze, e scambiarle con chi come noi non crede nell’attesa ma negli errori e nei tentativi, nei passi e nelle voci. Che continuiamo a studiare, a provare, a lavorare come pazzi pur di garantirci non una casa di proprietà, non un’automobile luccicante, ma una dignità, un percorso di persona, di lavoratore autonomo e adulto, e soprattutto, una storia: la nostra. Che la storia ce la facciamo da soli e insieme, tra chi ci crede e chi ci crede. Tra chi viaggia e chi viaggia. Tra chi prova e chi prova. E sorride, entusiasta acceso come te per le piccole cose.

LA TUA INTERVISTA CI PERMETTE DI RICORDARE AL MONDO DELLA SCUOLA ITALIANA che paperellare nozioni a memoria non serve a un bel nutrito nulla, e che oramai l’abbiamo capito tutti tranne voi, ministri e insegnanti attaccati ad un sistema educativo che è morto. Che i voti e le bocciature sono SOLTANTO un sistema punitivo che va contro la vita. Perché per vivere, e imparare, e lavorare, serve fallire almeno una volta, sbagliare cento volte, tentare migliaia di volte – creare e progettare vengono sempre dopo, ma voi tanto non lo capite, nemmeno davanti agli occhi di chi avete MORTIFICATO e spento per sempre con una bocciatura. IDIOTI COLOSSALI senza speranza, tronfi e bugiardi. Irresponsabili e ciechi, perché, dalla nostra, bocciare un ragazzo nella vostra materia era una sfida “vostra” da gestire insieme al vostro alunno e agli altri ragazzi, e invece avete scelto la strada più facile, tutta “italiana” – ti guardo dall’alto, ti giudico, non ti aiuto, “me ne lavo le mani”. Tanti bei complimenti. E ancora, la tua intervista ci permette di ricordare che il talento non c’entra un nulla beato con l’esaltazione e la competizione dei Talent show, che per valorizzare la dote e il progetto di una “Persona” è necessario creare un sistema educativo circolare in cui sono coinvolti tutti e sullo stesso piano, immersi in un progetto educativo che ha bisogno dell’arte, tutta, compreso l’universo dei lavori manuali – ma tanto voi, sullo scalino della vostra cattedra o del “vostro” Parlamento, immersi nei “vostri” monologhi mentre i “vostri” uditori giocano con il telefonino sottobanco, non ascoltate o non ci credete o non ci volete provare. Ma fa niente, ci proviamo noi. Ci sono migliaia di insegnanti in Italia che, da tempo, mettono in campo un lavoro diverso – non lo sapevate?!!?!! Benvenuti nell’Italia degli Invisibili.

ADELE, PER TE. Cara Adele,  dopo la tua preziosa Intervista il Carillon del Salotto si è messo subito a suonare questa canzone, che è il nostro augurio di buon vento per te, di stella magica che suona, e poi di amore, amore, nient’altro che amore. Buon vento Adi. 

AstrOReporter dell’Intervista: Valentina Chiefa


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