Editor, Antonio Russo De Vivo: per legittima difesa, io scrivo | Intervista

L’Intervista di AstrOccupati ad Antonio Russo De Vivo, l’Editor più irriverente del web


A volte bisogna alzare la voce. Capire, non capire, ma battersi. A volte è necessario alzare i fogli, scegliere dappertutto.
Lui si batte e sceglie, prende e sfoglia tutte le cose. Si chiama Antonio Russo De Vivo. Per molti un troll, per altri un amico sincero fino al midollo, e per tanti, come noi, una finestra su un mestiere difficilissimo, che è quello della scrittura.

Ha studiato Lettere e poi Filologia, ha confidenza con la Linguistica, l’Antropologia, la Filosofia, la Sociologia, ma soprattutto con la Letteratura. La sua lucidità, fiammante. Le teorie le smolla come un trucco, poi prende un altro trucco e, se gli aggrada, lo vende come un proposito saggio, folle. Proprio nel suo blog, parlando di editing, scrive: “Noi siamo anche libro informe, molteplicità di linguaggi, coacervo di segni parzialmente e soggettivamente interpretabili”. I contrari lo abitano, e del resto, come si fa a “mestierare” sulla scrittura senza essere tirati dagli opposti? Come si fa ad amare la letteratura senza dubbi? Come si fa a battersi per e con la scrittura, senza alzare la voce con lei? per lei, difendendo la propria libertà? Chi ama scrive, e Antonio, ama, follemente.

Finiamo spesso col sederci a prua, nella nostra barchetta, ma per vedere il mare è necessario che qualcuno ci abitui ad attraversarlo nel buio. Che le parole, buio sono.
Aggiorna il tuo suono, metti in chiaro il valore di quello che dici, poi prendi parola: materializzati. Tanto poi c’è Antonio che ti bozza. Antonio pensa, legge, scrive, legge, riscrive, corregge. Ha l’ossessione abissale della cura, parla con te, con la tua voce ancora bianca, perduta. Parola di Buio.

AstrOIntervista: Antonio Russo De Vivo

Ti chiamano
Qualcuno Otero, qualcuno Tonì, qualcuno De Vivo, qualcuno professore, pochi Antonio.

Il tratto principale del tuo carattere
Mi dicono che sono “delicato”.

Il difetto che ti rimproveri
Tanti, troppi, mi dico appunto “difettoso”.

Il difetto che ti rimproverano
Ehhhhhhhhhhhhhhhhhhh… me ne becco tanti di rimproveri, spesso a ragione. I miei amici di rivista (condirettori di CrapulaClub: Luca Mignola, Antonio Vena, Alfredo Zucchi) si dolgono talvolta del mio essere perentorio, dicono che do gli ordini, per questo un po’ mi odiano, ma tanto mi vogliono bene.

Cosa ti appassiona davvero nella vita, cosa ti anima
La bellezza femminile, poi vengono i libri.

Il tuo Lavoro
Correzioni di bozze, editing e cose intorno ai libri che amo tanto e però sono un amante assai esigente.

Il mestiere che sognavi di fare da piccolo
Mmmm, boh, di sicuro qualcosa di creativo perché mi è sempre piaciuto creare.

Il mestiere che sogni di fare da grande
Ma sono già grande! Però capisco la domanda perché quando si smette di sognare oltre ad essere grandi si è irrimediabilmente vecchi.

Quel che ami di più del tuo lavoro
Scoprire persone di talento e, se possibile, aiutarle.

Quel che detesti e/o ti affatica e/o ti annoia del tuo lavoro
La ripetizione.

Quel che condanni e cambieresti subito del tuo contesto lavorativo
Presunzione e ‘lecchinaggio’.

La cosa più difficile che hai fatto nella vita
Non saprei proprio, domanda difficile.

Il tuo ricordo preferito
Un gesto di dolcezza dell’ultima persona perduta.

I tuoi eroi. Chi ti ispira profondamente?
Achille e Michael Kohlhaas.

La/e qualità che più ami negli altri
Dolcezza e intelligenza sopra la media, talento, creatività, senso dell’umorismo.

La persona scomparsa che richiameresti in vita
Kurt Cobain. Non che sia un suo sfegatato fan (ci sono tanti altri gruppi e cantanti che ho maggior piacere ad ascoltare), però mi sembra uno di quelli morti di troppa sensibilità e dal raro coraggio di cedere a se stesso; ci sono individui che hanno un qualcosa di simile alla santità che non dovrebbero invecchiare, decadere, avvicinarsi alla fine.

Il sogno che proprio non ti lascia in pace
Aiutare me stesso a creare qualcosa di qualità, di soddisfacente per me.

L’Italia che vorresti
Non moralista, all’altezza dei talenti che sempre produce.

L’ultima cosa che fai prima di addormentarti
Leggere, concilia il sonno.

L’ultima volta che ti sei emozionato davvero
Mi emoziono abbastanza spesso per i tanti attestati di stima e di amore e di affetto, per i regali che mi fanno, per la fiducia che mi concedono.

Stato d’animo attuale
Divertito.

Le Parole che non ti ho detto: il canto libero di Antonio

Mannaggia, vorrei dire una di quelle cose memorabili che spaccano nel senso che poi tutti si ricordano di te e diffondono il verbo ma proprio non mi viene nulla, peccato.

Però una cosa devo dirla: più si conosce la propria lingua, più si è corazzati contro il tanto casino e le tante menzogne che caratterizzano la realtà. Tutti dicono quella frase di Woody Allen “leggo per legittima difesa”, io dico che al verbo “leggere” andrebbe sostituito il termine “studiare”, possibilmente la semantica. A leggere volendo son bravi tutti, mica leggere implica che si capisca ciò che si legge.

Antonio Russo De Vivo: il mestiere di Editor

Antonio Russo De Vivo ha studiato, scritto, e lavorato, Antonio studia, scrive e lavora. Su cosa? E dove? Scoprilo cliccando qui

Come contattare Antonio Russo De Vivo

Che cosa ci ha insegnato Antonio: #Consigli per il Lavoro

Caro Antonio, il Carillon del Salotto di AstrOccupati si è messo a suonare per te certe parole, e confessa, che il tuo racconto interiore di Lavoratore ci ha insegnato molte cose. 

LA TUA STORIA CI HA RICORDATO che la lingua italiana è una lente d’ingrandimento sulla realtà. Che studiare la nostra lingua ha a che fare con il proposito, serissimo, e soggettivo, di indagare la realtà, perdersi, poi scegliere: chi siamo, dove stiamo andando. Che leggere ha a che fare con la vita, come chi corre e pedala e il suo percorso è una domanda lunga e paradossale. Una domanda utile che disegna sassi e paesaggi, scarpe e cielo.

LA TUA ESPERIENZA CI HA CONSIGLIATO che bisogna credere in quello che si fa, a dispetto di tutti, anche a dispetto di se stessi, quando l’essere stati scomodi per qualcuno ci ha tolto la poltrona, e siamo in piedi da ore e ore. Che bisogna lasciarsi turbare, alzare il calice e la penna, dire grazie, dire non lo so, dire questo e quello, essere se stessi, fino al turbamento, sempre.

LA TUA INTERVISTA CI PERMETTE DI RICORDARE AL MONDO DELL’EDITORIA E DELLA SCRITTURA che contro la cecità c’è l’ostinazione, i cassetti e il coraggio, che contro la presunzione c’è l’intelligenza, il senso dell’umorismo, l’onestà. Che contro il vuoto, c’è la creatività. Che chi scrive e ha sete solo di parole, non muore di sete, mentre chi scrive e ha sete di vasi decorati, diventa sordo. Che chi scrive non vola, ma ha la dolcezza di chi vuole cadere ancora e ancora, per imparare, ancora e ancora. E che l’editoria che sbadiglia e non concede fiducia a chi non sa volare, è un’editoria che stappa le cose come uno spumante troppo ghiacciato. Si versa tutto, poi niente da bere.

ANTONIO, PER TE. Caro Antonio, dopo le tue parole, il Carillon del Salotto si è messo a suonare per te questa canzone, che è il nostro, piccolo regalo per te, per il tuo cuore che infu0ca le paroleGrazie.

AstrOReporter dell’Intervista: Valentina Chiefa


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§§§  E a te, AstrOccupato, AstrODisoccupato, quali stimoli e consigli ha regalato questa Intervista? Siamo uguali io e te: AstrONavigatori responsabili, accesi e liberi. So che i tuoi commenti su questo blog saranno commisurati alle regole del garbo, al fruscio del dialogo, e non alle strade dell’insulto. L’insulto mai, l’insulto no: quello, non ci somiglia per niente.

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