Occupazione, bianca

E sigarette interminabili,
sepolte in fretta.
Si piegano senza ospedali, avvelenate come bruchi.
E i capelli contorti,
angusti di notti anguste,
di domande su un Aprile così. Inquieto,
rinchiuso.
Di interrogatori indolenti, di quelli che spettano ai torturati della Luce come noi,
come me.

Che un Aprile così è troppo bianco per chi ha trent’anni ed è senza radio.
Che un Aprile così, cade dalla finestra senza lucciole,
giù,
fino in fondo alla siccità delle maschere svuotate.
Giù, dentro i mercati delle Leggi,
svogliati e rigogliosi come giardini,
dove i burattini del Capitale scarlatto si svestono per una qualche allegra trasfigurazione
o per una promessa dal biondo chiassoso
rivolta al deserto serio e ammutolito che sono diventata.

Non piangere,
anche se ti commuove la tua stupida preghiera di Rivoluzione.
Perché la smettano con provette e zanzare,
preparati di carne e zenzero. Perché la finiscano di urlare trionfi di farfalle.
Che quelle, invece, se ne stanno, ammaccate e tristi, dentro tristi album di fotografie.

E noi, così scioccamente affaccendati, ridicoli. Bianchi.
Noi, che sappiamo giocare soltanto quando è giuramento di Maggio.

Eppure, eccolo Maggio.
Sta davanti a me,
davanti a te.
Si finge morto – finge? Che lingua scura. Finge? Un singhiozzo o un congiuntivo?
Eccolo Maggio. Esausto di risate stridule,
di vele nere sotto gli occhi,
cereo. Prendere di mira i vermi, cancellarli con la bocca.
Gli aghi, e le tende compiante per i lunghi sogni di Laurea sono riportati alle veglia,
e Maggio, adesso, è bianco e nero, logoro.

Io, zigomo asciutto, scrivo una statua bruna,
lontana dal Dio sventratore di barche,
e invento Maggio,
lo libero di provocazioni. Di tenerezza.
Un Maggio senza bianco, codici penali né sparatorie.
Senza coltelli nella pancia, torture, occhi freddi, strozzati,
freddi.
Senza dilettanti a spiarci dal buco di un tronco. Un Maggio senza detriti né inganni,
né colpe di tulipano
né trachee in pericolo. Colpe
e trachee, le nostre, affannate dalle invasioni di una casa d’infanzia che ci tiene ancora per le ciglia.

Sarà Maggio, la promessa d’estate di una volta.
E non interromperà il mio cobalto di visioni e minerali, se non per uno scherzo d’acqua.
Tutti marinai saremo.
Non naufraghi, ammutoliti dalle insonore vastità che toccano ai pazzi.
Non più bianchi,
non così,
mendicanti del pallore aereo, bianco di bianco Aprile.

 

[A tutti i mendicanti, bianchi, del lavoro bianco, come me. E a quel Maggio straordinario che sappiamo sognare e che arriverà. 
Arriverà.
Io, ne sono sicura.
Valentina.]

Blogger di AstrOccupati e reporter narrativa: Valentina Chiefa

 

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